È iniziato il montaggio di un film al quale ho avuto la fortuna di collaborare non come regista ma nella sua organizzazione siciliana. Si intitola ‘Scossa’: quattro episodi sul terremoto disastroso di Messina del 1908, scritti e diretti da alcuni “grandi vecchi” del cinema italiano: Giorgio Arlorio, Nino Russo, Citto Maselli, Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti. La loro età media anagraficaè assai alta, ma non la loro “età vitale”.

Hanno tutti accettato di realizzare questo film con non molto denaro (il film è finanziato dalla Regione Sicilia e Film Commission, dal programma Sensi contemporanei creato da Alberto Versace; e dal ministero dei Beni Culturali per la distribuzione) ma abbondantissimo entusiasmo. Il mio compito, tra l’altro, è stato quello di rinvenire in Sicilia le migliori condizioni di riprese. Il risultato, purtroppo, è stata la sconfortante conferma di come la nostra Palermo si sia mostrata, in questa occasione, pateticamente inadatta ad ospitare e capire il grande cinema: e forse senza nemmeno rendersene conto. Nel declino moralee civile della nostra città, un altro mesto elemento di riflessione.

Con lo scenografo siciliano Marco Dentici visitiamo il Centro Sperimentale ai Cantieri Culturali della Zisa, dove si pensa di girare qualche scena dell’episodio di Ugo Gregoretti.

Ma Marco Dentici scopre, proprio di fronte al magnifico Centro, lo Spazio Ducrot: rigorosamente chiuso a chiave. Attraverso i vetri curiosiamoe scorgiamo una bella estensione felicemente adatta al nostro film.

E accanto a quella, detriti e rovine, di quando e di dove non sappiamo, ma ugualmente ben preziosi per un film sul terremoto. Cominciamo dunque a sognare e ragionare: nello Spazio Ducrot potremmo girare l’episodio di Gregoretti. E negli spiazzi abbandonati lì attorno, che sembrano miracolosamente vere macerie di terremoto!, potremmo girare l’episodio di Carlo Lizzani, scritto da Giorgio Arlorio.

Ma mentre stiamo allegramente immaginando le scene in quei luoghi, ecco un sedicente custode che ci allontana bruscamente: “Scusi, stiamo facendo sopralluoghi per un film”. “Qui non potete entrare. Ci vuole l’autorizzazione della dottoressa Purpura“.

Chi è? La dirigente del Settore Cultura del Comune di Palermo. Chiamo subito la dottoressa.

Che mi risponde, un po’ a muso duro, che quegli spazi non sono utilizzabili per riprese cinematografiche per motivi di sicurezza. Allora, dico io, questo non è un problema: per legge la sicurezza nei luoghi di riprese cinematografiche è a responsabilità della produzione del film e non del noleggiatore della locazione, che ne è pienamente manlevato.

Informo inoltre la dottoressa che si tratta di un progetto culturalmente assai rispettabile, riconosciuto tale dalla Regione Sicilia e da ben due Ministeri nazionali (dello Sviluppo e dei Beni Culturali), e che sarebbe davvero auspicabile se anche il Comune di Palermo vi partecipasse, fornendo almeno i suoi luoghi di cultura misteriosamente abbandonati alla pioggia e al vento.

Niente affatto. La dottoressa, in maniera a mio avviso contraddittoria, da una parte ripete che non ci può consentire l’accesso per motivi di sicurezza, ma contemporaneamente aggiunge che l’ingresso, in base alla legge Ronchey, può essere consentito a pagamento. Il giorno dopo una sua lettera protocollata ribadisce il concetto: i luoghi dei Cantieri Culturali non possono esser utilizzati per motivi di sicurezza, ma lo si può invece fare pagando 1.440 euro al giorno.

Riparlo con lei e obietto che la legge Ronchey si riferisce a beni culturali storico-archeologici, mentre il povero Spazio Ducrot si presenta oggi abitato solo da piccioni e dai loro escrementi.

Niente. Riferisco queste frustranti conversazioni alla produzione romana del film proponendo di battagliare coinvolgendo il sindaco di Palermo. Ma la produzione, di fronte a tutti questi ostacoli e sbarramenti, prende la più saggia ma più sgradita, per noi siciliani, delle decisioni: l’episodio di Gregoretti spostato nella confortevole Cinecittà (che oltretutto, in sostegno al valore culturale del film, fornisce gratuitamente le sale…), molto comoda ma assai meno fascinosa dello Spazio Ducrot, il cui squallore e abbandono reali donano sfumature inaudite, ma che i responsabili della cultura di Palermo preferiscono adibire a voliera selvatica. Risultato per la nostra città: attorie comparse (nell’episodio di Gregoretti ne erano previsti quasi duecento!) reclutati invece a Roma; services di scenografie, manovalanza, tecnici, catering, materiali, costruzioni, autisti, collaboratori, studenti: niente. Tranne che per alcune scene girate un solo giorno all’interno del Centro Sperimentale, messo completamente a disposizione dal direttore Ivan Scinardo, che ha così dato la possibilità al suoi studenti di sperimentare questa particolarissima opportunità. Ma troppo poco: uno spreco comunque.

Eppure bastava poco e niente. “Signor Grimaldi, la città di Palermo è onorata di accogliere i maestri Gregoretti e Lizzani. Lo Spazio Ducrot sarà finalmente utilizzabile per una prestigiosa occasione culturale che ci onora. E oltretutto, con questa scusa, ce lo ripulite e sistemate!”.

Un sogno… Così Palermo ha perso un’altra occasione d’oro: accogliere due prestigiosi registi, e ricevere un investimento in forze locali di almeno 300 mila euro. Per un’ennesima volta, occorre vergognarsi di essere palermitani.

Palermo, dannazione, svegliati!

da La Repubblica del 27 aprile 2011, edizione di Palermo (leggi l’articolo originale cliccando qui)